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Murialdo Sicilia - Cefalù

Domenica
Set 05th
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IL VASO DI FIORI e la Torta PDF Stampa E-mail
Scritto da p. Antonio Barone   
venerdì 02 luglio 2010

Da varie settimane avevo un libro sulla mia scrivania.
Mi era arrivato non ricordo in quale occasione. E’ rimasto lì
per tutto questo tempo senza che mi venisse voglia di sfogliarlo, di leggerlo

Succede, a volte, di avere davanti ai nostri occhi degli oggetti, di
incontrare anche quotidianamente delle persone che non destano in
noi alcun interesse o curiosità e poi, d’improvviso, senza sapere né
perché né come, scatta qualcosa e quelle cose, quelle persone, si
impongono nella nostra vita, conquistano la nostra attenzione ed
esigono una nostra risposta.

Ho cominciato così a sfogliare quel libro dal titolo semplice, “Il dono”,
ma con un sottotitolo più complesso, “Tra etica e scienze sociali”:
una serie di conferenze dal taglio sociologico e biblico sul tema
appunto del “dono”.

Devo dire che i vari autori degli interventi riportati nel libro non mi
hanno entusiasmato tutti allo stesso modo; mi hanno però spinto a
guardare da una particolare angolatura l’anno pastorale appena terminato.
Leggere alla luce della categoria del “dono” ciò che abbiamo
vissuto come Parrocchia, come Opera e come Engim è stato veramente
interessante. Dono come gratuità e come relazione libera tra
Dio e l’uomo e tra gli uomini stessi, dono come quel qualcosa di più
che va oltre il “dovere”.

Ho potuto così vedere la ricchezza dei doni che ci siamo scambiati in
questo anno: chi ha dato, chi ha ricevuto.
E’ stata una scoperta straordinaria verificare quanta ricchezza ci sia
stata nel passare dei mesi e spesso nello stile proprio di san Leonardo
Murialdo del “Fare e Tacere”, nella logica della “gratuità”, della
“bellezza”e della semplice gioia del “dare” evangelico.

“Si racconta che san Francesco d’Assisi voleva che i suoi frati avessero
una vita sobria, ridotta all’essenziale, e aveva dato l’indicazione
che il pranzo venisse consumato sulla tavola totalmente spoglia, sul
legno, senza tovaglia né alcunché di superfluo. Chiara però, nella sua
delicatezza femminile, fece capire a Francesco che era importante
porre sulla tavola un vaso di fiori: certo, non era assolutamente necessario,
ma dava il senso della poesia a tutta l’esperienza del pranzo.

Francesco capì e accettò l’indicazione di Chiara, la quale aggiunse
che anche una torta fatta con amore poteva essere un segno del
giorno di festa, giorno dedicato alla gratuità dell’intervento di Dio
sulla terra. E Francesco, ancora una volta, accettò l’indicazione di
Chiara, tanto che quando si rese conto che il suo soggiorno sulla
terra stava per finire, chiese una torta fatta da lei per festeggiare il
suo incontro con l’eternità gratuita di Dio”. (Il dono pag 158)

Non va sminuito quanto fatto perché “si doveva”, ma è ciò che è
andato oltre il “dovere” che ha reso bello il cammino fatto; che ha
dato un tocco di bellezza al di là della utilità; così come un vaso di
fiori su una tavola imbandita: non lo si può mangiare, né dà maggior
sapore ai cibi, ma rende “solo” più bello ciò che gli sta attorno, dando
colore e luce. E’ appunto dono, gratuità.

Questa poesia e questa bellezza sono state date dalle catechiste, dagli
educatori dei vari gruppi (ragazzi, giovanissimi e giovani, adulti AC,
Scout, Oratorio, Polisportiva, Kefalleluja…), dagli animatori
dell’Estate Ragazzi, da chi si occupa di Informazione, da chi nel
silenzio ha svolto un servizio di volontariato (segreteria parrocchiale,
ministranti, gruppo liturgico, decoro della Chiesa, Caritas), dai dipendenti
Engim: è stato il dono del tempo, della passione, del servizio
gratuito; il dono del di più e dell’impegno a costruire relazioni
più significative; il dono della propria preghiera…

Grazie, dunque, di cuore a tutti coloro che hanno imbandito la tavola
facendo bene il loro dovere, ma anche a coloro che l’hanno saputa
abbellire con il vaso di fiori della loro “gratuità”.                             

                                                                          p. Antonio Barone

 
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