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San Leonardo

La "Generala"

Nell'articolo precedente ho accennato

alla “Generala” che tanto cruccio recava a S. Leonardo.
Dagli scritti di Angelo Toppino si apprendono alcune notizie su tale edificio e sulle attività in esso svoltesi.
La cascina detta della “Generala” era un'antica struttura agricola del XVII secolo, appartenuta a Giovan Battista Truchi, nominato barone di quella tenuta dal duca Carlo Emanuele II. Successivamente, passata in altre mani, aveva svolto la funzione di opificio, carcere femminile, ospedale per malattie infettive. L'edificio, costituito da tre piani, opportunamente ristrutturato, con la creazione di celle individuali e laboratori, a seguito della riforma carceraria del 1839 voluta dal re Carlo Alberto, divenne un istituto correzionale per minori “discoli” .L'opera dal 1845 venne gestita dalla congregazione di S, Pietro in Vincoli, dal 1848 direttamente dallo Stato.
I ragazzi, tranne quelli definiti “irriducibili” in perenne isolamento, venivano impiegati nella lavorazione dei campi che si trovavano attorno all'edificio. Ciò permetteva loro di evadere dalle celle, chiamate “cubicoli”, per la loro forma di microscopico cubo, chiuse da una porta con le sbarre e da una seconda porta che non permetteva di vedere all'esterno e non faceva entrare neanche luce. Il letto era ricavato da uno scalino scavato nel muro e per espletare i bisogni essenziali ci si serviva di una sorta di secchio con coperchio, chiamato “baiolo” Vi era un corridoi che percorreva tutto l'istituto in ogni piano e che consentiva al Direttore di controllare sia i ragazzi che il personale, senza essere visto; bisognava, inoltre, lavorare nel silenzio più assoluto, altrimenti si rischiavano punizioni molto gravi.
Il Murialdo viene a contatto con questa triste realtà sia da chierico, che da giovane sacerdote, quando, tramite il cugino, Roberto Murialdo, responsabile dell'assistenza religiosa nelle carceri torinesi, conosce l'apostolato giovanile tra i ragazzi degli oratori e quelli delle carceri dove si recava ogni giovedì per fare catechismo
Diventato rettore del Collegio Artigianelli, visita con don Cocchi, fondatore della colonia agricola di Moncucco, la “Generala” e si rende conto delle tristi condizioni di quei ragazzi per molti dei quali ottiene il permesso di uscita e, se può, li accoglie nei suoi istituti
Il Murialdo si rende sempre più conto dell'importanza degli oratori , soprattutto per la presenza amorevole ed amichevole in mezzo ai ragazzi di figure carismatiche che, ispirandosi all'amore di Dio, che accoglie e perdona, cercano di essere premurosi, gentili e pieni d'affetto,in particolare verso quei ragazzi definiti “irriducibili”. Infatti, a proposito di un bravo apprendista, ma di cattivo comportamento e continua indisciplina consiglia al suo assistente di chiudere un occhio per non irritarlo e di essere grazioso con lui e conclude “ se potessimo, un po' col miele, cogliere questo moscone!”
Tale convinzione è espressa nei suoi manoscritti di cui cito due passi che mi sembrano alquanto significativi
“Ci danno una triste ed eloquente risposta i molti giovinetti che, respinti per mancanza di locali e di mezzi finanziari da questo collegio, alle cui porte da lungo tempo battevano, troppo sovente noi troviamo poi alla casa di custodia, la “Generala”, condannati per furto, per ferimenti, o, alla meno peggio per vagabondaggio”.
A proposito di alcuni disordini scoppiati nella colonia di Moncucco, il Murialdo, rivolgendosi ai giovani con il cuore di un padre,ma con tono serio e severo, così afferma:
“E' contro il vostro interesse. Se si chiude la colonia, alcuni potranno andare a casa, o agli Artigianelli di Torino, o al riformatorio di Bosco Marengo. Ma gli altri andranno in carcere, alla “Generala”. E quali saranno? Non conviene dunque farsi osservare e notare. E' contro la vostra dignità. Le ribellioni si capiscono nelle prigioni, nelle case di forza e di pena. Ma in una casa di educazione!....Ora, che conseguenze avrà questo episodio? Dipende da don Cocchi, quando verrà, e ancor più da voi. Dipende dal vostro comportamento.........E' anche vostro interesse comportarvi in modo che quando uscite di qui possiate venire da me, a Torino”
[pubblicato 16/3/2018 - 350 visite]

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