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Rosalba Gallà: “Forte – Pennellate di vita"

Il 7 luglio nella sala delle capriate

del Comune di Cefalù è stato presentato il libro di Rosalba Gallà: “Giuseppe Forte – Pennellate di vita, affreschi cefaludesi”.
Dopo i saluti del vicesindaco Vincenzo Terrasi hanno preso la parola Amalia Misuraca e Don Liborio Asciutto. E' poi intervenuto il Prof. Amedeo Tullio e sono state recitate due poesie dagli autori Alessia Paola e Franco Catalano.

Intervento di Amalia Misuraca

Ci troviamo qui per conversare insieme grazie all’impeccabile impegno profuso dalla professoressa Gallà autrice del libro “Giuseppe Forte – Pennellate di vita, affreschi cefaludesi”. Focalizzerò il mio intervento sull’opera di Giuseppe Forte, che è poi l’argomento del libro, lasciando a voi la sorpresa di scoprire come la professoressa Gallà sia riuscita veramente a compendiare in esso la vita intera di un artista come Pippo Forte. Il volume peraltro è molto ben fatto da tutti i punti di vista. Sono sicura che la stampa ha comportato una certa complessità, il che dimostra ancora di più la bravura dell’autrice e degli altri collaboratori.
Peraltro da sempre apprezzo notevolmente la professoressa Gallà per l’acutezza critica e la capacità espressiva che la caratterizzano.
Il professore Asciutto curerà in modo dettagliato la presentazione del libro e, come dicevo, io mi soffermerò sull’artista con cenni sulla sua opera.
Di solito io mi interesso soprattutto di ecumenismo e di dialogo interreligioso da un punto di vista a-confessionale. Per diversi anni mi sono occupata anche di turismo, quale corresponsabile dell’omonimo Ufficio diocesano che impiantammo in via Mandralisca, proprio di fronte allo studio di Pippo Forte. Ricordo anzi che allora gli chiedemmo di potere abbellire le pareti del locale con qualche sua opera che subito venne lì collocata e molto apprezzata da numerosi ospiti, anche qualificati, che abbiamo accolto nel tempo.
Compatibilmente con gli impegni di lavoro o legati ad altre mie attività personali, ho visitato quasi tutte le mostre allestite da Pippo Forte a Cefalù. Vi è stata però un’occasione che ha inciso profondamente nel mio modo di guardare i lavori di Pippo Forte.
Spostiamoci nel Natale del 2014, parrocchia dell’Itria allora guidata dal prof. Liborio Asciutto, un precursore in tanti campi almeno per chi comprende le sue intuizioni; chiesa di frontiera, povera ma piena allora di opere d’arte antiche e contemporanee, queste ultime donate dagli artisti cefaludesi.
A dicembre, in quella parrocchia, invece del presepe, presente in tutte le case, si faceva un “segno di Natale”: un simbolo che riuscisse a scuotere le coscienze facendo uscire dall’ottica di una festa fatta di luci e di regali, nel tentativo di riportarla al suo vero significato.
Natale 2014: il Maestro Forte accetta generosamente il nostro invito e allestisce in un piccolo spazio in chiesa – l’unico disponibile – una mostra di quadri scelti ad hoc: alcuni li trovate sul libro da pag. 69 a pag. 71. Temi dominanti la partenza, le migrazioni (quadri attualissimi, soprattutto questi ultimi, di una semplicità tanto potente da lasciarci ancora senza fiato, costringendoci quasi ad abbassare gli occhi nel vano tentativo di non vedere, di non volere capire, nel nostro non sapere dialogare in piena coscienza con il diverso da noi, nel non percepire cosa possa significare per un individuo umano trovare tutte le porte chiuse),la partenza, dicevo, la voglia di andare, dove siamo approdati ?, la valigia dei ricordi e tanti altri.
Allora ebbi l’opportunità di analizzare questi lavori, uno per uno, con calma e attenzione, nel silenzio, quasi nella penombra. Silenzio, penombra: fisici ma anche spirituali. Capii allora quello che scatenava in me emozioni forti, quasi un legame affettivo.
Chi di noi – mi rivolgo soprattutto ai meno giovani – almeno una volta nella vita, non è stato costretto a prendere sulle spalle una valigia legata alla meno peggio, allontanandosi da onde tempestose, che peraltro continuano a stringere il cuore, nella speranza di lidi più tranquilli? – pag. 68. Chi non ha conosciuto – pag. 69 - il dramma dell’abbandono, stando sia pure idealmente stretto a tantissimi altri uomini nello stesso stato d’animo? Volti attoniti, talora disperati, pieni di una drammaticità tanto forte da procurare una sorta di pudore nel guardare i delusi dalla vita molto diversa da quella immaginata.
E ora cosa avverrà? (pag. 70) La domanda rimbomba nella mente. Quante, quante volte ci siamo posti questo interrogativo?
Poi sopraggiunge il momento in cui apriamo la valigia dei ricordi (pag. 71): e qui più che un
commento preferisco il silenzio.
Guardate queste immagini, guardatele, leggetele; vi assicuro che proverete motivo di gratitudine per il Maestro Forte. Più prendo in mano il libro e più mi convinco che occorre “leggere” questi quadri, non solo guardarli ma imparare a leggerli. Si, ne otterremo bellezza interiore, forza, coraggio, forte coinvolgimento emotivo trasportati in condizioni umane trasposte in eterno presente e tanto, tanto altro.
Leggendo uno degli articoli, a firma Lorenzo Misuraca, riportato nel libro a pag. 56 “Giuseppe Forte: il sofferto lirismo dei suoi personaggi”, mi è rimasta nella mente una parola che, secondo me, è emblematica per cogliere il fondamento- guida delle sue opere pittoriche e grafiche: essenzialità.
Se guardiamo con attenzione non c’è mai nulla che potrebbe essere tolto senza svuotare di senso l’opera. Tutto è essenziale, come parte dell’anima che consente, a chi sa guardare e sentire, di percepire sfumature che sono sì sottili ma nello stesso tempo insostituibili a meno di non volere inficiare il significato dell’opera.
Sono molto curiosa di sapere se veramente gli artisti riescono ancora a vedere quello che la gente comune non percepisce più, in una sorta di abitudine che finisce per avvolgere la realtà in un torpore annichilente. Per natura sarei anche ottimista ma purtroppo mi rendo conto che ci siamo disabituati a pensare, a vedere quello che per esempio i quadri di Pippo Forte ci mettono sotto gli occhi. E non mi riferisco soltanto ai quadri più intensi ma a tutta la sua opera, compresa la grafica, intensissima: talora ti fa rabbrividire per quello che riesce a comunicarti.
Pur nella sua apparente omogeneità, l’arte di Pippo mi sembra che copra quasi le tante facce di un poliedro. Ognuna ha le sue peculiarità, il suo timbro ma tutte sono riconducibili all’unità dell’artista che vuole trasmettere passione, stimoli forti per riflettere sull’esistenza nel suo divenire, calandola in particolare anche nel nostro tempo.
Adesso vorrei leggervi il biglietto che ho fatto pervenire al nostro Maestro dopo aver letto il libro oggi presentato, biglietto che rappresenta la sintesi del mio pensiero, scritto di getto, con parole molto spontanee che probabilmente custodivo dentro di me da diverso tempo.

Intervento don Liborio Asciutto

Quando nei mesi scorsi l’amico Pippo Forte mi accennava al fatto che si stesse preparando un ‘volumetto’ sulla sua produzione artistica (aggiornandomi anche sulle varie traversie che il progetto doveva superare), pensavo ad un fascicoletto o ad una breve brochure. Qualche settimana fa, invece, mi faceva dono di quello che è tutt’altro che un volumetto, ma veramente un bel volume, ben pensato e ottimamente realizzato e che adesso abbiamo qui tra le mani.
Il libro ha per autrice la prof. Rosalba Gallà, della quale tutti apprezziamo la competenza, la professionalità e la grande capacità comunicativa. Il titolo: Giuseppe Forte. Pennellate di vita, affreschi cefaludesi, ci dà subito precise indicazioni su cosa esso vuole trasmetterci. Da parte mia, proprio per farlo conoscere e apprezzare desidero scendere un po’ nei particolari del libro, nella speranza che anche voi possiate e vogliate leggerlo.
Esso si compone di sette sezioni. La prima, quella fondamentale, è costituita dall’esauriente testo dell’Autrice, che ripercorre tutte le tappe del percorso artistico del Nostro, dalla sua prima mostra nel 1963 in Via Pittore Bevelacqua a quelle successive presso Il Vaglio di Via Mandralisca e presso l’Arte Club del Vicolo Osnao. Segue l’analisi delle esperienze pittoriche realizzate in Abruzzo negli anni ’70, con felici contaminazioni di paesaggi siciliani ed abruzzesi. Dagli anni ’80 Pippo ritorna stabilmente a Cefalù e la prof. Gallà mette bene in luce la varietà della sua produzione: dalle opere grafiche per il Corriere delle Madonie (ma non solo), agli smalti su vetro, alla pittura ad olio. Ormai le opere di Pippo cominciano a vedersi non solo in occasione delle mostre, ma esposte altresì presso vari luoghi pubblici o religiosi. L’artista adesso affronta svariate tematiche legate alla condizione umana, alla religiosità, al mito, mentre i paesaggi naturalistici s’intrecciano con le prospettive architettoniche. Il puntuale sguardo critico della prof. Gallà ci introduce alla comprensione di tanti aspetti che sfuggirebbero a uno sguardo superficiale.
La II sezione è dedicata alle locandine delle mostre che in modo sintetico ci fanno rivivere il percorso artistico portato avanti.
La III sezione attira l’attenzione del lettore per la quantità e la qualità dei ritagli di giornali (riprodotti in modo fotografico) attraverso i quali critici e giornalisti si sono occupati di Pippo Forte, commentando le mostre che, in oltre 50 anni, hanno visto la sua qualificata presenza.
Segue una sezione che riproduce i quadri che hanno per oggetto i migranti: tematica sulla quale si è ben soffermata la dott. Amalia Misuraca.
Da p. 89 a p. 95 una sezione che mi ha notevolmente e piacevolmente sorpreso e che riproduce le pitture murali eseguite nello studio dell’arch. Giuseppe Mangano presso l’Osterio Piccolo.
Molto interessante la VI sezione che ci consente di rivedere tante opere grafiche di Pippo, caratterizzate da intensa profondità espressiva.
Infine, ultima chicca: la sezione finale che raccoglie ben 28 testimonianze di quanti, dal 2011 ad oggi, si sono occupati del Nostro, scrivendo su cataloghi, siti telematici o giornali. Esse ce ne mostrano con chiarezza la varietà d’interessi e di prospettive attraverso la quale accostarci alle sue opere. Ma non posso trascurare di dire che il volume presenta un’ampia e perfetta riproduzione di tanti suoi quadri. Una scelta che non è stata certo facile, data la gran quantità di altre opere che per motivi di spazio occorreva scartare.
Dopo aver presentato sinteticamente il libro, se qualcuno mi chiedesse: Chi è per te l’artista Pippo Forte? mi verrebbero subito in mente due immagini.
La prima immagine è quella di Pippo ‘artigiano della Bellezza’. Come sappiamo, almeno fino agli anni ‘50 del secolo scorso tutte le strade e i vicoli di Cefalù erano costellati da tanti laboratori artigianali che consentivano alle persone e alle famiglie di procurarsi le cose essenziali per la vita quotidiana. Sappiamo pure che quasi tutti questi laboratori sono ormai scomparsi a favore di punti di ritrovo dove mangiare e bere o comprare oggetti costruiti magari all’estero. Resta però l’artigiano Pippo: ogni giorno va puntualmente nel suo laboratorio, indossa il camice di lavoro, prende gli attrezzi idonei e costruisce, con pazienza e amore, frammenti di bellezza variamente forgiati ed elaborati.
Ma c’è pure una seconda immagine che mi viene in mente (più congeniale al mio status): Pippo ‘ministro-sacerdote della Bellezza’. Per capire meglio questa immagine soffermiamoci un istante sul luogo dove egli opera: quasi al centro di Via Mandralisca. In certo senso una specie di ‘via sacra’ di Cefalù, che taglia da Est ad Ovest il centro storico. Da lì lo sguardo sale verso Est dove sorge il sole (che c’è e non si vede), coperto dalla eccelsa cattedrale normanna, dove c’è – ma non si vede - il Cristo luce del mondo. Poi lo sguardo scende e fiancheggia la grande Badia di S. Caterina – nei cui resti noi adesso ci troviamo -, costeggia da una parte il complesso del Mandralisca – inesausto ricercatore di opere belle, da offrire alla fruizione dei concittadini – e dall’altra la piccola badia – la ‘badiola’- , per proiettarsi ad Ovest verso il mare (che c’è ma non si vede) e dove tramonta il sole (che anch’esso c’è ma non si vede). In questo spazio sacro dedicato alla Bellezza Pippo ne è umile ministro e sacerdote. Ogni giorno non sale verso il Tempio, ma scende all’interno del suo minuscolo sacrario, indossa i propri paramenti sacerdotali e su una piccola ara sacrifica colori, inchiostri, pennelli e tele per innalzare inni alla Bellezza da condividere poi con i suoi concittadini. E le sue opere, quali preziose tessere s’incastrano a creare un ideale mosaico di luce e di grazia offerto ai nostri deboli occhi. Di tutto questo, caro Pippo, te ne siamo immensamente grati.

https://www.madonielive.com/2018/07/10/forte-pennellate-di-vita-affreschi-cefaludesi/

 

 

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